Una tavola, una pagaia e tanta voglia di sport, fitness, divertimento e relax. Questo è lo Stand Up Paddling – una nuova dimensione per vivere l’acqua a 360°.
Lo stand up paddling, stand up paddle surf o semplicemente SUP ha radici polinesiane,ma sono le isole Hawaii il luogo in cui ha origine la versione moderna di questo sport che sta spopolando in tutto il mondo. In lingua hawaiana è definito “Ku Hoe He’e Nalu” ovvero “stare in piedi, pagaiare per surfare un onda” e infatti, è proprio in questo modo che nei primi anni ’60 i Beach Boys di Waikiki, in piedi sui loro longboard con pagaie da outrigger controllavano i gruppi di allievi e si divertivano a fare foto ai turisti. In generale il SUP, anche noto per questo come Beach Boy Surfing , permetteva loro di fare lezione con una prospettiva visiva più alta e di avere quindi un controllo maggiore degli allievi durante le lezioni di surf. Successivamente, con l’avvento delle shortboard, anche se i primi Beach Boys continuavano a praticarlo, l’interesse per questa pratica andò esaurendosi fino a quando nei primi anni 2000 i surfisti Dave Kalama, Brian Keaulana, Rick Thomas, Archie Kalepa e Laird Hamilton riutilizzarono il SUP, inizialmente, come metodo di allenamento alternativo al surf, in assenza di onde. Presto però, si resero conto delle potenzialità dello Stand Up Paddling, soprattutto per la possibilità di prendere un maggior numero di onde in serie, rispetto al normale longboard, offrendo inoltre una vista “privilegiata” su quelle in arrivo. Il primo surfista ad aver “esportato” il SUP dalle Hawaii è stato Rick Thomas, veterano del Vietnam, che sempre intorno al 2000, introdusse il SUP in California. Da quel momento in poi la pratica del SUP ha cominciato a diffondersi sempre più e oggi, a distanza pochissimi anni, lo Stand Up Paddle surf è diventato uno sport vero e proprio, praticato da un numero sempre maggiore di aficionados. Per quanto riguarda il panorama nazionale, il SUP in Italia si è ormai affermato e sta prendendo piede sempre di più, reclutando sportivi e surfisti che talvolta vi si convertono completamente, stimolati dalla sua versatilità. In Italia i “suppisti” sono diventati talmente numerosi, che già nel 2009 sono state organizzate molteplici manifestazioni e competizioni agonistiche che hanno raccolto numerosissimi consensi e una vasta partecipazione. Il 2010 sarà, invece, l’anno del primo Campionato Italiano SUP, un evento ufficiale in cui si cimenteranno gli atleti italiani più competitivi.
Dal punto di vista dell’offerta di materiali e attrezzature il SUP è in continua evoluzione. I produttori di attrezzature, forniscono tavole e shape sempre più diversificati a seconda delle specialità e delle necessità. Le tavole da SUP hanno una lunghezza che varia dai 3 ai 4 metri circa e la differenza con i longboard è sicuramente che sono più stabili e larghe, permettendo così un equilibrio maggiore soprattutto nelle fasi iniziali di apprendimento. Molte tavole sono dotate di attacco per la vela e deriva centrale: appena si alza il vento, il SUP può così diventare un comodo windsurf, per continuare a surfare e prolungare il divertimento!
L’aspetto che sicuramente lo favorisce è la complementarietà con windsurf, surf o kitesurf. Il SUP non è vincolato da nessuna condizione meteo particolare e può essere praticato in mare aperto, nell’oceano, nei fiumi, nei laghi o in qualsiasi specchio d’acqua abbastanza ampio, sia in assenza che in presenza di onde anche solo di 30 cm. Attratti da condizioni tanto favorevoli, come abbiamo detto sportivi provenienti da altre discipline, si sono appassionati al SUP, anche per il fatto che tavola e pagaia permettono un allenamento fisico alternativo e completo dal punto di vista muscolare, poiché favoriscono un lavoro tonificante soprattutto per gambe, muscoli dorsali, fasce addominali e pettorali. Si tratta di un allenamento completo perché facilita la tonificazione e il potenziamento sia della muscolatura posteriore che anteriore del corpo, evitando e prevenendo mal di schiena, infiammazioni e squilibri della colonna. Il divertimento maggiore, comunque, oltre alla normale navigazione in acque calme, è rappresentato sicuramente dalle onde. Come abbiamo detto, il SUP non ha bisogno di onde altissime, bastano ondine e frangenti da 30 cm in su e il divertimento è assicurato. Le tavole da SUP sono , infatti, vere e proprie tavole da surf, dotate di pinnette in poppa e quindi sensibilissime alle onde.
La parola d’ordine dell’estate 2010 sarà quindi relax, divertimento, sport e sicuramente SUP. Pronti con tavola e pagaia quindi, si comincia a suppare!
La nuova rivoluzione del windsurf: ido
IMPARARE AD ANDARE IN WINDSURF CON QUESTA INVENZIONE TUTTA ITALIANA NON E’ MAI STATO COSI’ FACILE .
Oggi per muovere i primi passi su un windsurf non è più necessario tirare la vela fuori dall’acqua! Grazie ad iDO, il piede d’albero ideato da un
ingegnere italiano.
Era il 1967 quando l’ingegnere californiano Jim Drake inventò il windsurf.
L’idea geniale di quel giovane surfista fu un giunto elastico, che permetteva di flettere e ruotare l’albero in tutte le direzioni, indipendentemente dalla tavola.
Da allora il windsurf ne ha fatta tanta di strada, diventando però inevitabilmente uno sport di nicchia frenato da un’estremizzazione esasperata fatta di salti ed evoluzioni tra onde gigantesche ed in condizioni meteo marine da cardiopalma.
Nei primi anni ottanta la situazione era diversa. Le acque antistanti i lidi di tutto il globo erano colorate da decine e decine di tavole a vela.
La semplicità di un modello di imbarcazione più vicino ad un laser che ad una tavola per surfare le onde, aveva reso questo sport alla portata di chiunque.
Purtroppo per la pratica di iniziazione c’era uno scoglio difficilmente aggirabile: il sollevamento della vela fuori dall’acqua! Accompagnato da un ridicolo balletto fatto di infinite cadute per rimanere in equilibrio sulla tavola.
Tanto che solo i più testardi sono riusciti ad oltrepassare la linea di confine per intraprendere una navigazione degna di nota. E purtroppo sono stati in tanti, disarmati e sconfitti che hanno abbandonato il windsurf per dedicarsi ad altri sport meno impegnativi e dalla risposta emozionale più rapida.
Oggi, a distanza di 40 anni, questo ostacolo è stato abbattuto. Adesso chiunque potrà imparare ad andare in windsurf senza alcun problema. E’ stato sviluppato iDO, un sistema geniale che consente ai neofiti di provare subito le andature, bypassando la fase più dura: il sollevamento della vela
dall’acqua.
Con iDO, la vela non cade in acqua, si sale sulla tavola, si afferra il boma e come per incanto si naviga, vivendo subito le stupende emozioni del windsurf.
Semplicemente geniale!
Nato grazie alle competenze tecniche acquisite in tanti anni di pratica della tavola a vela, iDO è stato disegnato da un giovanissimo ingegnere di Ercolano (Na) , Dario Oliviero, che lo ha messo a punto addirittura in collaborazione con l’inventore del windsurf: Jim Drake.
La Starboard, una delle maggiori aziende costruttrici di tavole a vela, ha sposato da subito il progetto che è stato messo a punto e testato per più di un anno con incredibili risultati. Lo stesso Rasmussen, ex campione di windsurf ed ora titolare della Starboard, ritiene l’iDO una delle maggiori rivoluzioni che il windsurf ha subito dalla sua nascita.
iDO apre nuovi ed emozionanti scenari nel mondo delle tavole a vela.
Preparatevi. L’estate è alle porte ed il windsurf è alla vostra portata…
Il windsurf è cambiato, è finalmente uno sport per tutti.

TECHNORA A CHI?
Technora è un para-fibra aramidica sviluppata e prodotta in esclusiva dall’industria chimica Teijin che l’ha resa disponibile sul mercato dal 1987. Questa fibra annovera, tra le principali caratteristiche, un’alta resistenza alla trazione, un alto modulo elastico e un’ottima resistenza al calore e agli agenti chimici, soprattutto acidi ed alcali.
Per le sue proprietà, Technora viene utilizzato in molte applicazioni industriali (protezione esterna di rinforzo per cavi, rinforzi plastici e cementizi, impieghi marini ed aerospaziali, ecc).
Caratteristiche:
Alta resistenza alla trazione:
La resistenza alla trazione di Technora è di 8 volte superiore all’acciaio e 3 volte più forte della vetroresina poliestere e nylon di pari peso. Questa caratteristica aiuta a contenere notevolmente i pesi nelle varie applicazioni.
Resistenza alla fatica:
Le fibre ad alta tenacità, in genere, mostrano il loro lato debole in caso di ripetuta abrasione, flessione ed estensione. Rispetto alle altre fibre ad alta tenacità, Technora ha ottima resistenza alla fatica.
Stabilità dimensionale:
Technora ha una struttura molecolare rigida e molto orientata che porta ad un alto modulo di elasticità, basso creep e basso stress al rilassamento. Grazie alla sua bassa contrazione termica, ha una buona stabilità dimensionale.
Resistenza al calore:
Technora ha una temperatura di decomposizione di 500° C. Essa può essere utilizzata a 200° C per lunghi periodi di tempo e anche a 250° C mantiene oltre la metà della sua resistenza alla trazione misurata a temperatura ambiente.
Resistenza chimica:
Technora mostra alta resistenza agli acidi, agli alcali e ai solventi organici. E ‘inoltre resistente al vapore e all’acqua di mare.
Scegliere una tavola piuttosto che un’altra dipende principalmente da fattori come il programma a cui è destinata (race, freestyle, freeride ecc.), dal design, dall’equipaggiamento e dal prezzo.
Anche se a tutti piace ammirare le linee che contraddistinguono qualsiasi nuovo prodotto, in realtà, non molti windsurfisti sono in grado di determinare le caratteristiche funzionali di una tavola, a prima vista!
Per non sbagliare nella nostra scelta è meglio aver ben chiaro ciò che vogliamo.
Una tavola per tutto? Una tavola facile da controllare nel chop? Un mezzo che ha grande capacità di manovra? Una tavola dall’alto rendimento in bolina?
E’ anche determinante valutare con attenzione la propria preparazione e chiedersi in quale località si dovrà utilizzare prevalentemente l’oggetto del nostro desiderio.
Non si può pretendere che una tavola vada bene sia con 12 nodi di vento che con 30, su acqua piatta o con onde di due metri.
Ecco alcune delle caratteristiche principali di una tavola e il loro funzionamento, così da orientare meglio la nostra scelta.
Outline
Si riferisce al contorno della tavola. È espresso dalla misura della larghezza, della lunghezza e dalla larghezza a 30 centimetri dalla prua e dalla poppa. Sapere interpretare l’outline di una tavola ci può aiutare a capire il suo punto di forza. Una outline stretto è sinonimo di forte accelerazione e di velocità, un profilo arrotondato descrive una tavola con una grande capacità di manovra. Il punto determinante dell’outline è il punto più ampio della tavola. Se la parte più ampia della tavola è più vicina alla poppa, si ha una tavola che plana agevolmente ed è facile da controllare, se il vento non soffia troppo forte e il mare non è mosso . Se volete vedere le differenze tra le due linee diametralmente opposte, dovrete mettere a confronto una tavola da Formula e una da Wave (le differenze sono così evidenti che non è necessario elencarle). Tra questi due estremi di tavole, ci sono i Freeride (slalom,freestyle,freemove) caratterizzati dal un profilo più o meno arrotondato.
Tail
La poppa della tavola. Nel corso degli anni, gli shaper ne hanno sperimentato le più svariate forme, tra le più comuni ricordiamo Pintail, Rounded Pintail, Roundtail, Squaretail o Squashtail Swallowtail. Aspetti come la capacità di manovra o l’attitudine alla planata sono direttamente connessi a questa parte della tavola, poiché è la zona che direttamente condiziona lo scivolamento nell’acqua e le prestazioni.
Scoop e Rocker
Lo scoop è la curvatura dello scafo o abbananamento della carena. La misurazione dello scoop si effettua al centro della tavola. Il rocker è la curva della parte posteriore della carena. Una curva accentuata in questo settore è sinonimo di facilità di conduzione e buon controllo nelle curve. Di contro ne soffriranno la velocità e l’accelerazione in acqua piatta. Se la curva è quasi del tutto inesistente (caratteristica comune nelle tavole da race/speed o slalom), avremo una tavola con buone doti di velocità ma difficile da far curvare. Quando ci si riferisce alla curvatura dello scafo nella parte anteriore della tavola parleremo di scoop. Di solito, uno scoop piatto favorisce la planata, la velocità e l’attitudine a bolinare. Uno scoop con curva più accentuata conferisce maggiore capacità di manovra alla tavola. Ci sono casi (tavole wave), in cui la linea scoop-rocker disegna una curva costante in cui non vi è alcuna sezione piatta.
Rails
I bordi sono uno dei fattori determinanti dello shape di qualunque tavola da windsurf. La sua influenza nel comportamento finale della tavola è enorme. A seconda del tipo di rails, una tavola è in grado di migliorare le prestazioni di scorrevolezza, la stabilità, la manovrabilità, la velocita, ecc. A seconda del tipo di tavola (freeride, wave, slalom, freestyle), i bordi possono essere più o meno definiti, più alti o più bassi, più o meno arrotondati. Come regola generale, i rails sono più spessi nella parte anteriore e al centro della tavola che nella parte posteriore.
Bottom
O più comunemente carena che significa la parte inferiore della tavola quella a diretto contatto con l’acqua. I disegni delle attuali carene sono a forma di V, piatti, doppio o tri-concavo. Sporadicamente, le tavole possono essere mono-concave. Di tutti i disegni di carena, quello più ampiamente utilizzato è quello con forma a “V”. Questo disegno può essere visto in particolare nella parte centrale della tavola. Una delle caratteristiche principali delle tavole con carena a “V” è la ottima capacità di manovra.
North Sails propone una soluzione innovativa nel mondo del windsurf: l’albero in tre pezzi.
Quali sono i vantaggi?
Sicuramente il primo fra tutti è la trasportabilità; questa soluzione ci permette di trasportare la nostra attrezzatura con meno ingombro. Quante volte chiudendo il portellone della macchina abbiamo fatto male i calcoli rischiando di frantumare il vetro? Da oggi possiamo inserire il nostro albero comodamente nella sacca delle vele, perchè i singoli pezzi di questa bella novità della North non superano i due metri.
Altro vantaggio sta nel rispamio in soldini – ma anche in materiali -; infatti il sistema è stato sudiato affinchè per cambiare misura di albero, basterà sostituire la parte centrale. Questo significa che comprando un albero più due centrali aggiuntivi, abbiamo ben tre misure di albero differenti.
Per ultimo, ma non di certo in ordine di importanza, la famosa veleria assicura una curva più armoniosa rispetto ai vecchi alberi bipezzo, grazie al secondo giunto di connessione. Il centro di curvatura di un albero si trova proprio dove c’è il giunto di connessione in un albero bipezzo. Questo comporta inevitabilmente un notevole aumento di rigidità in questa zona, sottoposta a curvature violente. L’albero tripezzo invece lavora in modo diverso, non c’è irrigidimento nella zona critica.
Questo albero è disponibile sia SDM che RDM.
Stiamo difronte ad un innovazione storica? Staremo a vedere!